Le figure materne nell’opera di Italo Calvino: analisi e rappresentazioni

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Les figures maternelles dans l’œuvre d’Italo Calvino : analyse et représentations

Maternal Figures in Italo Calvino’s Work: Analysis and Representations

Nesma Abdoune

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Nesma Abdoune, « Le figure materne nell’opera di Italo Calvino: analisi e rappresentazioni », Aleph [على الإنترنت],  | 2023, نشر في الإنترنت 18 janvier 2026, تاريخ الاطلاع 03 février 2026. URL : https://aleph.edinum.org/15230

Il contributo indaga la rappresentazione della figura materna nell’opera di Italo Calvino attraverso una lettura comparata di Il sentiero dei nidi di ragno, Il visconte dimezzato, Il barone rampante e La strada di San Giovanni. Su base testuale e discorsiva, l’analisi delle scene, delle caratterizzazioni e dei nuclei lessicali ricorrenti mette in evidenza tre configurazioni principali: la madre assente e idealizzata (Pin), la maternità sostitutiva (Sebastiana) e la madre autoritaria in trasformazione (Corradina), in dialogo con l’orizzonte autobiografico (Eva Mameli Calvino). Ne risulta che la madre non costituisce un semplice sfondo affettivo, ma un dispositivo narrativo che articola perdita e memoria, cura e controllo, e orienta le scelte dei personaggi nei diversi contesti diegetici e generi.

Cette contribution analyse la figure maternelle chez Italo Calvino à partir d’une lecture comparée de Il sentiero dei nidi di ragno, Il visconte dimezzato, Il barone rampante et La strada di San Giovanni. Fondée sur une approche textuelle et discursive, l’étude des scènes, des caractérisations et des noyaux lexicaux met au jour trois configurations : la mère absente et idéalisée (Pin), la maternité substitutive (Sebastiana) et la mère autoritaire en devenir (Corradina), en lien avec un arrière-plan autobiographique (Eva Mameli Calvino). L’analyse montre que la mère agit comme un opérateur narratif structurant la perte et la mémoire, le soin et le contrôle, et qu’elle infléchit l’agentivité des personnages selon les genres et les contextes diégétiques.

This paper examines the maternal figure in Italo Calvino through a comparative reading of Il sentiero dei nidi di ragno, Il visconte dimezzato, Il barone rampante, and La strada di San Giovanni. Using textual and discourse analysis, it focuses on key scenes, character construction, and recurring lexical patterns to identify three major configurations: the absent and idealized mother (Pin), substitutive motherhood (Sebastiana), and the authoritarian mother in transformation (Corradina), in dialogue with an autobiographical horizon (Eva Mameli Calvino). The study argues that the mother is not a secondary background figure but a narrative device that structures loss and memory, care and control, and shapes characters’ choices across different diegetic contexts and genres.

Introduzione

Italo Calvino, scrittore dalla personalità multiforme della cultura del Novecento, ha condotto una vita incredibilmente varia. Sebbene fosse rinomato principalmente come autore di romanzi e racconti, la sua insaziabile curiosità lo ha spinto ad approfondire una vasta gamma di discipline artistiche, tra cui il teatro, il cinema, la musica, l’arte e il fumetto. Pur essendo ampiamente riconosciuto come uno dei più grandi narratori del XX secolo e sebbene la sua produzione artistica abbia ricevuto analisi critiche approfondite e dettagliate, emerge una relativa mancanza di attenzione alla rappresentazione dei personaggi femminili nelle sue opere.

In realtà, le figure femminili e i loro ruoli costituiscono un elemento importante nell’intera narrativa calviniana ed emergono in quasi tutti i suoi testi. Queste rappresentazioni differiscono per caratteristiche, richiedendo un’analisi dettagliata per comprendere appieno la loro complessità. È possibile che la mancanza di interesse per questa tematica possa essere attribuita anche alle dichiarazioni dell’autore stesso, che talvolta sembrano manifestare un’indifferenza quasi antifemminista nei confronti del mondo femminile in generale. A sostenere questa idea sarebbe una domanda posta dall’autore stesso nella sua opera Una pietra sopra, in cui esprime la sua insoddisfazione per i personaggi femminili troppo complessi:

Cosa vuol dire che per creare un personaggio intero e non solamente impastato di lirismo, ci si debba immaginare in una figura di donna, se non una nuova prova che la figura tradizionale dell’intellettuale è sconfitta, e l’incontro del poeta con la realtà proposto dalla generazione cresciuta nel clima dell’ermetismo ha rivelato il suo carattere volontaristico non si è risolto in un’integrazione, ma in uno scacco? (Calvino, Una pietra sopra, 1995, p. 11)

Questo tipo di dichiarazione ha portato i critici a dividersi tra i sostenitori dell’idea che i personaggi femminili siano considerati un elemento secondario nella produzione di Calvino, e altri che non concordano con quest’affermazione sostenendo che le donne, in realtà, siano numerose e riempiano tutta la sua produzione. (Zanocco, 2020, p. 27)

Partendo da quest’ultima idea, sorgono diverse domande riguardanti i personaggi femminili presenti nell’opera calviniana: tra le figure femminili, com’è stata trattata la figura materna? Esiste un’opera specificamente dedicata alla figura della madre nei suoi romanzi o un’opera chiaramente incentrata sulla figura materna come soggetto principale? L’interesse di Eva Mameli Calvino per la scienza e la natura, in quanto botanica, potrebbe aver esercitato un’influenza indiretta sul giovane Calvino durante la sua crescita?

Per rispondere a tali interrogativi, questo contributo propone una lettura comparata delle rappresentazioni della figura materna in alcune opere di Italo Calvino (Il sentiero dei nidi di ragno, Il visconte dimezzato, Il barone rampante, La strada di San Giovanni), basata su un’analisi testuale e discorsiva delle scene, delle caratterizzazioni e dei nuclei lessicali ricorrenti. L’obiettivo è mettere in luce le funzioni narrative e simboliche attribuite alla madre e le variazioni di tali funzioni in rapporto ai generi e ai contesti diegetici, mettendo in relazione — quando pertinente — le configurazioni testuali con elementi biografici essenziali (in particolare con la figura di Eva Mameli Calvino).

1.Calvino tra biografia e genealogia materna

1.1. Biografia dell’autore

Italo Calvino è uno scrittore italiano, figura di spicco della letteratura italiana nella seconda metà del Novecento. Da genitori italiani, è nato a Santiago de las Vegas a Cuba nel 1923 e dopo due anni ritorna in Italia con la sua famiglia per stabilirsi a Sanremo e completare lì una parte del suo percorso di studi:

Tornati a Sanremo nel 1925, i genitori, che professano idee socialiste, gli impartiscono un’educazione laica e antifascista, iscrivendolo prima alle Scuole Valdesi, poi al ginnasio-liceo G.D. Cassini. (Zaccaria, 2005, p..887)

Calvino non ha modellato solo il panorama della letteratura italiana, ma ha anche contribuito in modo notevole all’evoluzione delle idee e dei valori della sua epoca, attraverso il suo dovere, che si è esteso ben oltre i limiti della letteratura, cogliendo temi sociali e politici e diffondendo una coscienza forte della responsabilità degli intellettuali nella società.

La sua ampia produzione spazia dalle prime opere neorealiste alle produzioni allegorico-fiabesche della maturità, che si caratterizzano per una descrizione dettagliata e arricchita da un costante inserimento di lirismo e ironia. Per questo, Calvino si riconosce come un coraggioso sperimentatore di linguaggi e generi, aggiungendo alle sue opere le influenze più raffinate del suo tempo. Tra i suoi capolavori spiccano opere importanti come Il visconte dimezzato (1952), Il barone rampante (1957), Il cavaliere inesistente (1959), Le città invisibili (1972) e Sotto il sole giaguaro (1986).

Italo Calvino è stato un appassionato viaggiatore e l’influenza dei suoi spostamenti e dei numerosi riscontri sembra quasi anticipata dalla sua nascita, ed emerge chiaramente in molte delle sue opere.

Il motivo del viaggio ha avuto significativi sviluppi nell’opera di Italo Calvino: dai vagabondaggi avventurosi di molti suoi eroi, medievali e moderni, alle incursioni nella geografia utopico-immaginaria delle Città invisibili, dalle esplorazioni condotte nei misteriosi territori della narratività, in Se una notte d’inverno un viaggiatore, fino alla sezione I viaggi di Palomar, nell’ultimo romanzo. (Zaccaria, 2005, p. 887)

Calvino ha trascorso la sua vita, fino alla morte nel 1985, a Siena, lasciando dietro di sé un’eredità letteraria che continua a influenzare e ispirare generazioni di lettori e scrittori.

Colpito da un ictus nella sua villa di Castiglione della Pescaia, muore a Siena nella notte fra il 18 e il 19 settembre 1985. I postumi vedranno la luce i racconti di Sotto il sole giaguaro (1986) e le Lezioni americane (1988), cinque conferenze che avrebbe dovuto tenere nell’anno accademico 1985-1986 all’Università di Harvard. (Zaccaria, 2005, p. 890-891)

1.2. Calvino e la propria madre

Che la vita fosse anche spreco, questo mia madre non lo ammetteva: cioè che fosse anche passione. Perciò, non usciva mai dal giardino etichettato pianta per pianta, dalla casa tappezzata di bougainvillea, dallo studio con il microscopio sotto la campana di vetro e gli erbari. Senza incertezze, ordinata, trasformava le passioni in doveri e ne viveva. (Calvino, La strada di San Giovanni, 2007, p. 16).

Con queste parole Italo Calvino ritraeva sua madre, Eva Mameli Calvino, nel suo romanzo La strada di San Giovanni. Era una figura che operava con grande dedizione nel giardino di casa a Sanremo. In tale giardino, le piante venivano attentamente etichettate una per una, rivelando un’ossessione classificatoria che avrebbe influenzato anche il figlio, lo scrittore.

A fare di Giuliana Luigia Evelina (detta Eva) Mameli una grande figura di donna del XX secolo – che giustamente figura nel Dizionario Biografico degli Italiani del 2007, in quello delle Scienziate Italiane (2004-2011), nell’Enciclopedia delle donne e nel romanzo delle Scienziate d’Italia (2011) – sarebbero bastati i traguardi scientifici. (Bajini, 2013, p. 320)

Eva Mameli Calvino è stata descritta dai giornalisti dell’epoca come una donna dal morbido aspetto femminile. D’altra parte, il suo nome era sempre seguito da una lunga lista di prestigiosi titoli accademici ottenuti nel corso degli anni: è stata una botanica di fama internazionale, la prima donna italiana a ottenere la libera docenza all’università, nonché codirettrice della Stazione Sperimentale di Floricoltura di Sanremo. (Vitale, 2023)

Mameli Calvino è stata una delle scienziate più famose del primo Novecento, una donna che ha sfidato le norme del suo tempo, scelendosi di studiare, diventare una scienziata, impegnarsi nella ricerca e intraprendere viaggi, stabilendosi così come una figura di spicco nell’ambito accademico e scientifico.

Nel corso di una vita lunga e operosa, questa studiosa pubblicò oltre duecento studi, inizialmente di lichenologia, micologia e fisiologia vegetale, e successivamente di genetica applicata alle piante ornamentali, di fitopatologia e di floricoltura. (Bajini, 2013, p. 320)

Le principali caratteristiche attribuite ad Eva consistono nell’essere una scienziata fredda, severa e rigorosa. Nella Strada di San Giovanni, infatti, il figlio scriveva:

Mia madre era una donna molto severa, austera, rigida nelle sue idee, tanto sulle piccole quanto sulle grandi cose. (Calvino, La strada di San Giovanni, 2007, p. 16)

2. Le madri nelle opere di Calvino

2.1. Il sentiero dei nidi di ragno e la madre di Pin

Il sentiero dei nidi di ragno è il primo romanzo di Italo Calvino, pubblicato nel 1947. Questo romanzo è ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale e segue le vicende di un giovane ragazzo di nome Pin, che vive in una piccola comunità in una zona montagnosa dell’Italia settentrionale:

L’ottica attraverso cui vengono filtrati gli avvenimenti è infatti quella di un ragazzo, Pin, che frequenta gli ambiti malfamati (la sorella fa la prostituta) e conduce un’esistenza sbandata. (Zaccaria, 2005, p. 891)

La trama ruota attorno alle esperienze di Pin durante la guerra e alla sua crescita come individuo. Pin è un ragazzo molto giovane quando inizia la guerra e

non è neppure (o ancora) un adulto, e del bambino conserva gli atteggiamenti indifesi e avventati. (Zaccaria, 2005, p. 891)

Il romanzo segue la sua crescita e maturazione in un contesto di disordine, aggressività e disgregazione politica. Il giovane Pin entra nella Resistenza partigiana e compie atti di piccola ribellione contro gli occupanti tedeschi. Il suo desiderio di aiutare la Resistenza e la sua comunità lo porta a intraprendere un viaggio pericoloso attraverso le montagne.

Nel romanzo sono tracciati due tipi di figure femminili: da un lato, le donne disoneste e malvagie presenti nel testo, ovvero Giglia e la Nera, dall’altro, una donna totalmente assente ma non per questo meno rilevante, cioè la madre.

Nel testo sono numerose le dichiarazioni di Pin relative alla sorella, tutte colme di disdegno e odio nei confronti di una donna che lui non riesce a comprendere e con la quale sente di non avere alcun legame tenero. In questo quadro, la sorella e Giglia talvolta cercano di adottare un atteggiamento materno verso Pin, ma si dimostrano completamente inadeguate a farlo, perché questo non rientra nella loro natura. Le due donne costituiscono quindi esempi espressivi che illustrano la rabbia di Pin di fronte al comportamento di finte madri attribuito da entrambe: il primo coinvolge Giglia, mentre il secondo è legato alla Nera.

La Nera fa la materna: «Aspetta che ti preparo. Siediti. Come devi essere stanco, povero Pin. [...] Pin, quanto sono stata in pensiero per te ! Cos’hai fatto tutto questo tempo ? Il vagabondo, il ribelle ?» La Nera sta spalmando della marmellata tedesca al malto su delle fette di pane e gliele passa. (Calvino, Romanzi e racconti, 1991, p. 142)

Nel romanzo emerge un’altra figura materna negativa, rappresentata da Godea, che assimila, nel comportamento, le prime due donne, la Nera e Giglia. Questa protagonista incarna anch’essa una madre falsata che nutre desideri disgraziati per il proprio figlio. In seguito, sarà proprio lei a essere uccisa dal figlio in un atto di vendetta e diventerà poi protagonista della canzone che Pin canta nel settimo capitolo.

Il finale dell’opera permette di formulare un’ulteriore considerazione sul femminile nel Sentiero, poiché

L’elemento che più di tutti accomuna Pin e Cugino non è tanto l’amore per la madre perduta, quanto l’odio per il mondo delle donne […]. (Zanocco, 2020, p. 44)

La madre di Pin non è un personaggio attivo nella storia poiché è deceduta prima dell’inizio della narrazione. Tuttavia, la sua influenza è chiara nel pensiero di Pin e nel suo passato. Nonostante la madre sia assente, Pin continua a ricordarla e a riflettere su di lei nel corso della storia. I suoi ricordi contribuiscono a formare il suo carattere e la sua personalità, influenzando il suo rapporto con il mondo che lo circonda. Questa figura di madre è considerata perfetta e rappresentata idealmente soprattutto nei pensieri del protagonista e nei suoi ricordi, come si evince dal dialogo tra lui e il suo compagno:

– Tutte così, le donne, Cugino… – dice Pin.
– Eh… – consente il Cugino. – Ma non in tutti i tempi è così: mia madre…
– Te la ricordi, tu, tua mamma? – chiede Pin.
– Sì, è morta che io avevo quindici anni, – dice Cugino.
– Era brava?
– Sì, – fa il Cugino, – era brava.
– Anche la mia era brava, – dice Pin. (Calvino,
Romanzi e racconti, 1991, p. 147)

La madre in questo romanzo è una figura che rappresenta l’amore e l’affetto nella vita di Pin, anche se non è più fisicamente presente. Dunque, nonostante non sia un personaggio attivo nella storia, la madre di Pin svolge un ruolo simbolico e memorabile, che contribuisce a comprendere meglio la psicologia del protagonista.

2.2. Il visconte dimezzato e Sebastiana, la balia di Medardo

Il visconte dimezzato è un romanzo di Italo Calvino, pubblicato nel 1952. La storia è ambientata nel XVII secolo e segue le avventure di Medardo di Terralba, un giovane visconte italiano che si arruola nell’esercito e partecipa alla guerra. La trama ruota attorno a un singolare incidente di guerra, in cui Medardo viene colpito da un cannone durante una battaglia.

Durante la guerra fra Austria e Turchia, il visconte Medardo di Terralba, che compie azioni gloriose al servizio dell’imperatore, viene diviso in due da una palla di cannone che lo colpisce in pieno petto. Ne derivano distinti personaggi, il Gramo e il Buono, di cui il primo si dedica sistematicamente al male, il secondo al bene. (Zaccaria, 2005, p. 898)

Con il tempo, dunque, Medardo inizia a sviluppare due personalità distinte: una metà del suo corpo rappresenta il suo lato buono, gentile e compassionevole, mentre l’altra metà diventa aggressiva e crudele. Il suo alter ego malvagio compie azioni brutali nel territorio circostante.

La figura materna è evidentemente presente nel romanzo Il visconte dimezzato perché nonostante la grave ferita, Medardo sopravvive grazie alle cure amorevoli e pazienti di una protagonista che non è sua madre, bensì la balia della casa di Terralba.

Sebastiana è la balia della famiglia Terralba, responsabile della crescita di tutti i figli, inclusi Medardo e il nipote (il narratore della storia). Sebastiana svolge un ruolo fondamentale nel processo di riunificazione di Medardo, poiché è al posto di sua madre e lo ha cresciuto come se fosse la vera madre. Durante lo svolgimento degli avvenimenti storici, si evidenzia chiaramente la sua natura di balia protettiva, esercitando su di lui un’autorità materna unica. Nel romanzo si presenta come una donna attiva, saggia e realistica, particolarmente attaccata al visconte.

La vecchia Sebastiana era una gran donna vestita di nero e velata, con il viso roseo senza una ruga, tranne quella che quasi le nascondeva gli occhi, aveva dato il latte a tutti i giovani della famiglia Terralba, ed era con tutti gli anziani, e aveva chiuso gli occhi a tutti i morti. Ora andava e tornava per le logge, dall’uno all’altro dei due reclusi, e non sapeva come venire in loro aiuto. (Calvino, 1991, pp. 378–379)

La metà sopravvissuta di Medardo, che si rivela essere quella malvagia, viene curata al meglio dai medici del campo e poi rientra a casa. La sera del suo arrivo, tutti lo attendevano con ansia. Coperto da un mantello nero, non scambiò parole con nessuno e si rinchiuse nei suoi alloggi, però Sebastiana non si è arresa ed è rimasta dietro la porta, chiamandolo e consolandolo:

s’era chiuso nelle sue stanze solo, e non volle mostrarsi o rispondere neppure alla balia Sebastiana che restò a lungo a bussare e a compatirlo. (Calvino, Romanzi e racconti, 1991, p. 379)

Qui, si abbandona alla crudeltà di ogni genere, lasciando ovunque il segno della sua presenza.

[…] anche la vecchia balia Sebastiana rivela una personalità energica, combattiva, «intera», e lei sola si rifiuta di distinguere fra le due metà di Medardo, considerando il Buono responsabile delle malefatte del Gramo. (Barenghi, 2009, p. 23)

Medardo continuava a non mostrare segni di vita, e sia nel castello che fuori di esso, si discuteva solo del suo destino essendo un argomento attraente e avvolto nel mistero, ma come al solito,

Solo la balia Sebastiana rimase nel castello, spiando con attenzione ogni rumore. (Calvino, Romanzi e racconti, 1991, p. 379)

Dopo la morte del padre, Medardo lasciò il castello. La balia Sebastiana lo fece seguire dai servitori, che indicarono il suo percorso inseguendo tutto ciò che il visconte aveva tagliato a metà. Lo stesso giorno si svolgeva un processo e Medardo doveva ricoprire il ruolo di giudice e, quindi, condannò tutti a morte.

Anche Sebastiana non è stata risparmiata dalla punizione, infatti, a causa dei suoi rimproveri e delle sue critiche verso Medardo, viene da lui confinata a Pratofungo, il paese dei malati di lebbra; però non si ammalerà perché conosce una ricetta segreta che fornisce protezione dalla malattia.

Con l’ostinazione autoritaria che le donne pretendono di mantenere su coloro che han visto bambini, Sebastiana non mancava mai di rimproverare al visconte ogni nuovo suo misfatto, anche quando tutti s’erano convinti che la sua natura era volta a un’irreparabile, insana crudeltà. (Calvino, Romanzi e racconti, 1991, p. 393)

Solo quando Medardo s’innamora di Pamela, una ragazza semplice e povera, le due parti del visconte si consolano, il che scatena un duello perché entrambe le parti volevano sposarla.

La balia Sebastiana è una figura centrale nella vita del visconte durante il suo processo di guarigione e recupero. È un simbolo d'amore, di cura e di sostegno materno. La sua presenza è una costante fonte di conforto e speranza mentre Medardo si adatta alla sua condizione. Essa rappresenta una figura materna tradizionale, con un profondo attaccamento e dedizione per il figlio.

In Il visconte dimezzato, Calvino esplora il tema dell’amore materno, anche se non è biologico, e della sua cura mentre il protagonista affronta la sua nuova condizione e i problemi che essa comporta. Questo romanzo rappresenta una delle opere di Calvino in cui la figura materna, anche se non è centrale, è un elemento importante della narrazione.

2.3. Il barone rampante

Il barone rampante è un romanzo di Italo Calvino, pubblicato nel 1957. Il romanzo narra la storia di Cosimo Piovasco di Rondò, un giovane aristocratico italiano del XVIII secolo. La trama segue la decisione di Cosimo di trascorrere il resto della sua vita sugli alberi, dopo una lite con i suoi genitori. Il giovane barone preferisce fuggire dal mondo degli adulti, evitando ogni responsabilità e ogni restringimento sociale, scegliendo di vivere sugli alberi.

Nel paragone con Il visconte dimezzato, Zaccaria scrive:

Se il visconte dimezzato vive scisso verticalmente, il protagonista del Barone rampante si muoverà, integro, per vie orizzontali, occupando però una posizione “sopraelevata”. (Zaccaria, 2005, p. 899)

Uscito di casa dopo un rimprovero paterno per essersi rifiutato di mangiare un piatto di lumache, nel 1767 il barone Cosimo Piovasco di Rondò, a dodici anni, sale su una pianta e decide di non scendere mai più, trascorrendo gli anni successivi sugli alberi.

Il romanzo narra le avventure e le esperienze di Cosimo mentre risiede nelle cime degli alberi della foresta. Nel corso del suo percorso entra in contatto con diversi personaggi, tra cui un gruppo di banditi, e instaura una relazione romantica con una donna chiamata Viola. Nonostante la sua vita tra gli alberi, Cosimo conserva un saldo senso di onore e dedizione verso la sua famiglia e il suo paese.

2.3.1. Corradina, la madre di Cosimo

Per quanto riguarda la figura materna, essa è una configurazione molto rilevante all’interno dell’opera e, più in generale, della narrativa calviniana. Corradina di Rondò, chiamata Generalessa, è figlia del generale Konrad von Kurtewitz, moglie del barone e madre di Cosimo. La donna è un personaggio particolare perché fin dall’infanzia ha maturato una passione militare, seguendo il padre nelle battaglie per suo desiderio; perciò Corradina ha sviluppato un carattere un po’ duro e autoritario, anche se nutre un grande amore per il figlio ed è forse l’unica ad aver approvato il suo comportamento e le sue decisioni.

Lei infatti, è una donna che fin da giovane ha visto frustrate le sue aspirazioni in ambito militare e ora che è madre si consola e mantiene viva la passione ricamando battaglie, armi e altri oggetti appartenenti alla sfera militare. Proprio per questo suo lato militare, viene da tutti chiamata «Generalessa», soprannome che si riferisce anche all’autoritarismo che la caratterizza e che risulta essere il tratto fondamentale del rapporto distaccato e freddo che la lega ai figli. (Zanocco, 2020, p. 127-128)

Corradina, nel romanzo, sembra priva di vero affetto materno perché, con la sua famiglia, non condivide neanche un aspetto della propria identità personale e anche Cosimo, all’inizio, non è riuscito a instaurare con lei una relazione autentica perché l’osserva con una sorta di paura.

Dopo la decisione di Cosimo di abbandonare la casa paterna, il personaggio della Generalessa assume una nuova importanza nel rapporto che, progressivamente, si sviluppa tra lei e il figlio. Essa ha attraversato una sorta di trasformazione che evidenzia la sua complessità interiore e la sua reale superiorità rispetto al marito, il quale, a causa della rabbia che prova per la scelta di Cosimo e per i suoi rigidi principi, non è mai riuscito a ristabilire un legame con il figlio.

Le ragioni che hanno portato alla trasformazione nel carattere di Corradina sono il forte dolore che prova per l’allontanamento del figlio, che ha preso una scelta inarrestabile e definitiva, per questo ha messo da parte ogni risentimento e ha cominciato a cercare soluzioni che l’avvicinano a lui e, quindi, stabiliscono un forte rapporto con il figlio adorato. Da quel momento, il comportamento orgoglioso e freddo della madre si trasforma in amore materno profondo, trasmesso attraverso la vista che le consente di superare l’amara perdita del figlio.

[…] tra le figure genitoriali è senz’altro la madre a emergere, quale figura più sfaccettata, personaggio in divenire, depositaria del senso stesso della perdita nonché, indirettamente, nume tutelare dell’esistenza arborea di Cosimo. (Paino, 2019, p. 43)

La madre e il figlio si comunicano tramite il cannocchiale, creando così un linguaggio tipico e vivace che trasmette le loro debolezze e forze, paure e felicità. In questo modo, la protagonista diventa l’unico personaggio capace di dargli un amore autentico e privo di interessi.

A una lettura di superficie, anche nel Barone la figura materna sembrerebbe restare ai margini, ma in questo caso si tratta di un margine, o meglio, di un confine, speciale e perciò particolarmente significativo: è il confine lungo il quale si muove una madre costretta a confrontarsi con la perdita di un figlio assente e insieme presente, postosi per sempre sulla soglia tra un aldilà e l’aldiquà, una perdita che per il figlio che la determina è insieme aggressione e autodifesa, e che proprio nel segno di una straniante contraddizione permette al rapporto materno-filiale di ritrovare autenticità.

2.3.2. Corradina ed Eva Mameli Calvino

Come accade in altre opere come La speculazione edilizia e La strada di San Giovanni, anche nel Barone rampante c’è la componente autobiografica dell’autore. La figura di Corradina, la Generalessa, ha molti punti in comune con la madre dell’autore, Calvino, Eva Mameli Calvino.

La caratterizzazione di Eva come di una scienziata fredda, austera e pedante. (Bajini, 2013, p. 321)

Analizzando le caratteristiche del personaggio della Generalessa nel Rampante, ci appare modellato sulla descrizione della madre dello scrittore: le due donne sono rigide, hanno un carattere autoritario e una passione per lo studio. Entrambe hanno una relazione difficile, per non dire conflittuale, con i figli, che si traduce in una sorta di ribellione da parte di Cosimo e Calvino: il primo con l’abbandono definitivo della casa paterna, scegliendo di vivere sugli alberi, e il secondo con il volontario allontanamento dagli studi scientifici, deciso dai genitori.

L’unico modo per un figlio di non essere schiacciato era di opporre un sistema di difese. Il che comporta anche perdite: tutto il sapere che potrebbe essere trasmesso dai genitori ai figli viene in parte perduto. (Calvino, L’Europeo, Se una sera d’autunno uno scrittore, 1980)

Conclusione

Nelle opere di Calvino, la figura materna assume spesso una dimensione simbolica: rappresenta l’amore, la protezione e la stabilità nella vita dei personaggi. Non solo, ma esercita anche un’influenza significativa sulle loro scelte e sul loro sviluppo. Tuttavia, queste rappresentazioni possono variare notevolmente da un’opera all’altra, poiché Calvino esplora una vasta gamma di stili e temi letterari. Italo Calvino manifesta una sensibilità e una comprensione della complessità delle dinamiche familiari attraverso la sua trattazione della figura materna, che si caratterizza per la finezza e la complessità. Per questo, la sua scrittura è spesso segnata da una profonda concretezza nei confronti delle dinamiche familiari e delle emozioni umane. Lo stile di Calvino offre spesso molteplici livelli di interpretazione dei personaggi e delle loro relazioni familiari. Dunque, è possibile affermare che i suoi personaggi sfuggono a qualsiasi caratterizzazione generale e sono frutto di un’organizzazione consapevole da parte dell’autore, che richiede uno sguardo attento e capace di andare oltre la loro apparente banalità e casualità.

Calvino è stato influenzato da sua madre, descritta come severa, austera e rigida nelle sue idee. Tale influenza si riflette anche nella caratterizzazione del personaggio di Corradina, «la Generalessa», nel romanzo Il barone rampante, modellata sulla madre dello stesso Calvino, Eva Mameli Calvino. Tuttavia, lo scrittore sembra rivelare un legame più forte con la figura paterna: il ritratto più significativo della madre si trova in La strada di San Giovanni, ma, come emerge da una dichiarazione rilasciata in un’intervista a Ludovica Ripa e riportata nella cronologia delle edizioni delle Opere, è il padre a imporsi con maggiore evidenza come personaggio narrativo:

Mio padre, come personaggio narrativo, viene meglio. (Calvino, L’Europeo, Se una sera d’autunno uno scrittore, 1980)

Bibliografia

Bajini, I. (2013, novembre). Elena Macellari, Eva Mameli Calvino. Altre modernità, (10), 320–323.

Barenghi, M. (2009). Calvino. Bologna, Italia: Il Mulino.

Calvino, I. (1980, 17 novembre). Se una sera d’autunno uno scrittore [Intervista a cura di L. Ripa Meana]. L’Europeo.

Calvino, I. (1991). Romanzi e racconti (M. Barenghi & B. Falcetto, a cura di). Milano, Italia: Mondadori.

Calvino, I. (1995). Una pietra sopra. Milano, Italia: Mondadori.

Calvino, I. (2007). La strada di San Giovanni. Milano, Italia: Mondadori.

Paino, M. (2019). Il Barone e il Viaggiatore e altri studi su Italo Calvino. Venezia, Italia: Marsilio Editori.

Vitale, A. (2023, 8 marzo). Eva Mameli Calvino, prima donna italiana a ottenere la libera docenza all’università. Harper’s Bazaar Italia. Recuperato il 5 dicembre 2023 da https://www.harpersbazaar.com/it/cultura/costume/a43019072/eva-mameli-calvino-biografia/

Zaccaria, G. (2005). Italo Calvino. In E. Malato (a cura di), Storia della letteratura italiana. Il Novecento. Il secondo Novecento (Vol. 9, pp. 883–923). Roma, Italia: Il Sole 24 ORE.

Zanocco, G. (2020). I personaggi femminili nella narrativa di Italo Calvino: stereotipizzazione e complessità (Tesi di laurea). Università degli Studi di Padova, Padova, Italia.

Nesma Abdoune

Université Badji Mokhtar – Annaba

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